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45 CONTATTISono trascorsi pochi giorni dalla tragedia del nostro unico amato figlio Alessandro, e come ogni sera affranto dalla rabbia, dall%u2019odio e dalla disperazione cercavo l%u2019oblio nel sonno, sperando di non risvegliarmi pi%u00f9. La preghiera per mio fratello Antonio, che ogni sera scandiva il finire della giornata, di colpo era stata rabbiosamente cancellata ed era divenuta una richiesta: %u201cAlessandro, vieni. Ho bisogno di te%u201d. D%u2019un tratto mi volto e vedo Alessandro che con voce dolce mi dice: %u201cCiao Pap%u00e0, sono venuto%u201d. Non mi par vero:%u00e8 meraviglioso: %u201cAlessandro, sei tu! Sei venuto per me?%u201d. La felicit%u00e0 mi rende incapace di abbracciarlo, stringerlo forte indissolubilmente al mio cuore. Lui con atteggiamento protettivo si avvicina e cingendomi le spalle con il braccio mi sussurra: %u201cPap%u00e0, tu mi hai chiamato e sono venuto, ma lass%u00f9 mi hanno dato un incarico importante. Sono%u2026%u2026Non possono far a meno di me%u201d. A queste parole con un urlo rispondo:%u201dNon mi importa. Io ho troppo bisogno di te!%u201d.Con la forza della determinazione lo abbraccio forte per legarlo. Per un attimo meraviglioso percepisco con i miei sensi il suo corpo che sento dolcemente svanire. Un pianto disperato mi riporta bruscamente ad una tragica realt%u00e0 che solo la voce compassionevole di chi ha dato la vita ad Alessandro riesce a calmare. Sogno o realt%u00e0, la sensazione provata ha lasciato un ricordoindelebile. La mia mente non ricorda il compito importante affidato ad Alessandro. Per settimane e anni questo pensiero mi ritorner%u00e0 in mente. Ho bisogno di sapere in cosaconsisteva quel compito legato a quel nome che non riuscivo a ricordare. La razionalit%u00e0 mi ricordava che era stato solo un sogno, ma il mio cuore era certo che la sensazione provata aveva scosso profondamente i miei sensi terreni.

