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33Sentivo il bisogno di averlo vicino e prestai attenzione a regolare il mio passo con il suo, anche se, nonostante ci%u00f2, continuava a sopravanzarmi. Ad un certo punto lo costrinsi a fermarsi e gli dissi: %u201cNon capisco perch%u00e9 corri. Stammi vicino%u201d. Lui mi guard%u00f2 un po%u2019 incredulo per quella frase e senza rispondere si affianc%u00f2. Riprendemmo il cammino ed il suo silenzio alle mie domande, accentuava il mio fastidio per quell%u2019 inconscio bisogno di sentire la sua voce.Con questo pensiero notai nuovamente che non era pi%u00f9 al mio fianco e con tono scocciato gli chiesi: %u201cCosa ti prende oggi? Mi hai chiesto di fare due passi insieme e stai continuamente avanti a me!%u201d. Per la terza volta mi rivolsi con disappunto: %u201cSenti. Se preferisci fare un giro da solo, visto, che continui a sopravanzarmi, vai per la tua strada. Io torno a casa%u201d. Senza attendere risposta mi voltai per rientrare. Lui si ferm%u00f2. Dal suo viso traspariva una risposta che scese diritto al mio cuore:%u201dScusa pap%u00e0. Io voglio starti al fianco. Ma non so perch%u00e9 le mie gambe mi allontanano da te%u201d.Lo attesi ed insieme tornammo verso casa, in un silenzio da cui traspariva la tristezza del nostro sentire interiore che percepiva un distacco a cui non pu%u00f2 porsi rimedio. Quella fu l%u2019ultima passeggiata della mia vita con lui, percorso che dopo pochi mesi rifeci e solo le lacrime accompagnarono il vuoto del mio camminare.Per molto tempo mi assill%u00f2 il perch%u00e9 di quel comportamento per lui inusuale. Non era la mia mente ad aver bisogno di quella risposta, razionalmente inutile, ma un bisogno interiore che me la poneva. Sentivo che quella risposta aveva ben altro significato. Due anni dopo la tragedia, in modo del tutto inaspettato, ebbi da una mamma, colpita dallo mio stesso dolore. quella risposta.

