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32accompagnandomi a fare due passi, un giro in bicicletta, una nuotata in piscina o una giornata sugli sci. Lui ascoltava il mio parlare, in silenzio, e dava, saltuariamente, ponderate e significative risposte. Terminato il pranzo domenicale una volta mi disse: %u201cDai pap%u00e0. Ho due orette libere prima di incontrarmi con gli amici. Ti porto a fare due passi%u201c. Il mio cuore sorride a questi ricordi. Scherzosamente si rivolgeva a sua madre precisando %u201cPorto a far fare un giretto al vecchio!%u201d Quantoamore in quelle frasi. Io, che non aspettavo altro, gli risposi con tono superficiale: %u201cVa bene. Andiamo a fare questo giretto %u201d, nascondendo la gioia che questo consueto invito dava al mio cuore. Scendemmo e, affiancati, ci incamminammo per le vie del quartiere di borgo San Paolo di Torino costellato da vecchie, ma ben curate, case. Poca gente percorreva i nostri marciapiedi e il nostro camminare si soffermava un po%u2019 svogliato a sbirciare tra le inferriate, che imprigionano merci e prodotti posti in bella vista per attirare l%u2019attenzione di chi passa.Quel pomeriggio non mi andava di parlare, come era mia consuetudine, sentivo un inconscio bisogno di ascoltare la sua voce, di essere io a confrontarmi con il suo sentire. Alle mie, per lui inusuali, sollecitazioni mi precisava che voleva ascoltare. Il bisogno di conoscere il suo pensiero non era mai stato cos%u00ec forte dentro di me. Il suo caratteristico ascoltare in silenzio mi creava un disagio mai sino a quel momento provato con tale sentimento.Mentre il cammino si accompagnava con il mio parlare notai con fastidio che stranamente il suo passo si allungava allontanandolo da me. Ero abituato a vederlo vicino e, anche quando lo invitavo ad andare, mi faceva notare che a lui faceva piacere starmi accanto.L%u00ec per l%u00ec, pur notando questa stranezza, non vi feci caso pi%u00f9 di tanto. Poteva capitare che avesse allungato il passo.

