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                                    25Pap%u00e0 non riusc%u00ec a trovare quella forza. Trascorsero cinque anni segnati da un crescente logorio interiore che intacc%u00f2 il suo forte fisico e si ricongiunse all%u2019adorato figlio.La morte di Antonio non l%u2019accettai e cre%u00f2 in me il rifiuto del cimitero. Solo il giorno dei morti gli facevo visita. Avevo compiuto da poco cinquantanove anni e un sabato mattina sentii una bisogno interiore di andare al cimitero da Antonio. Di colpo l%u2019amaro rifiuto di tutti quegli anni per quel luogo era divenuto, senza una ragione, un dolce desiderio.Giunto al cimitero Parco, mi accorsi che i miei occhi %u201cvedevano%u201d per la prima volta quel luogo. Quel muro, costruito dalla rabbia e dal rancore che mi aveva impedito di osservare ed accettare quel luogo, si era d%u2019un tratto sgretolato.Il filo d%u2019amore che la morte non pu%u00f2 spezzare e che ci aveva legato in vita, dopo due decenni, con un soffio, abbatteva quel muraglione e mi faceva percepire una sensazione gradevole di leggerezza. Mi sentivo bene come quando qualcuno di toglie dal corpo un peso che ti impedisce di respirare. Come mai quel muro, che due decenni avevano consolidato,si sgretolava proprio ora? Come avevo potuto per anni respirare male? Mi sembrava di assaporare la vita ad ogni respiro e provavo piacere di quel che mi succedeva.Riuscivo per la prima volta a guardare con piet%u00e0 i giovani volti che fredde pietre di marmo gelidamente incastonavano.In particolare venivo colpito da una serie di tombe di famiglia, una appresso all%u2019altra, recentissime. Enormi lastre di marmo che decine di sfumature colorate sembrava animare e rendere vive.Il mio sguardo, di tomba in tomba, si fermava sui giovani visi e sulle date incise e, con tristezza, rilevavo che quei 
                                
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