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22E%u2019 una sera dell%u2019autunno del 2001 e noi ci accingiamo a far cena da soli. Alessandro %u00e8 al lavoro e rientrer%u00e0 per le 22,30poich%u00e8 il turno del pomeriggio cessa alle 22. Lavora da quattro anni in una cooperativa all%u2019Interporto di Orbassano che gestisce un magazzino di logistica internazionale.Non sono contento di quel lavoro anche se Alessandro mi aveva dimostrato di trovare dignit%u00e0 anche in quella occupazione da me osteggiata.Sentiamo le chiavi girare nella toppa di casa. Non pu%u00f2 che essere Alex, poich%u00e9 nessun altro ha le chiavi. Vado verso l%u2019ingresso seguito da Concy, sicuri che dietro l%u2019uscio troveremo il sorriso dolce di chi prova piacere nel vederci.Apro la porta e non vedo espressione di amore nei nostri confronti, ma solo il volto bianco sofferente e cadaverico di Alessandro. Un brivido per un attimo gela il mio cuore. Avevo visto la morte su quel viso, pensiero che mai mi aveva in passato sfiorato. Trepidanti gli chiediamo.%u201dCome stai? Cosa ti senti? Ti %u00e8 successo qualcosa?%u201d.Lui, con un filo di voce: %u201cHo solo bisogno di mettermi a letto. Non preoccupatevi%u201d.%u201cAle, ci fai preoccupare. Chiamiamo il medico%u2026. Vuoi un%u2019aspirina o qualcosa di caldo?%u201d.%u201cTranquilli%u2026 Ho solo bisogno di sdraiarmi sul letto%u201c.Gli tocco la fronte. E%u2019 gelata. E%u2019 una sensazione che attraversa la mia mano e mi giunge al cuore. Il pallore del suo viso mi preoccupa e ci preoccupa.La cena %u00e8 dimenticata.Il pensiero per lui sotto le coperte nel silenzio della sua camera %u00e8 un martello che batte nella testa. Quante volte in passato non era stato bene, ma quella sera era diverso. Uno strano presentimento gettava nello sconforto il mio cuore. Su nostra insistenza prende una pastiglia e beve una

