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                                    84percorrere quel centinaio di metri che ci separava. Man mano che si avvicinava sentivo il mio cuore battere pi%u00f9 forte. Un po%u2019 mi vergognavo, sentendomi un po%u2019 in colpa come se avessi voluto spiare. Ci guardammo negli occhi e lui disse: %u201cCiao Pap%u00e0. Come mai sei qui? E%u2019 successo qualcosa? Se hai bisogno di me, esco subito!%u201d.Scusandomi gli risposi: %u201cNo, Alex. Sono passato per caso e nel vederti ho sentito il bisogno di fermarmi, ma non volevo disturbarti%u201d.Nel frattempo si era avvicinato velocemente il responsabile del reparto e, con atteggiamento autoritario, stizzito del fatto che Alex avesse abbandonato il lavoro, giunto vicino l%u2019apostrof%u00f2: %u201cAlex, cosa c%u2019%u00e8? Perch%u00e9 sei qui?%u2026Quello chi %u00e8?%u201d.Stavo per scusarmi e scusare Alessandro quando lui non mi dette il tempo. Fiss%u00f2 negl%u2019occhi quel uomo e con una determinazione che mi stup%u00ec: %u201cE%u2019 mio padre! Si %u00e8 fermato per salutarmi. Dopo verr%u00f2!%u201d. Ero suo padre. Quella affermazione, espressione di un amore profondo, fece inorgoglire il mio essere padre e zitt%u00ec quella voce autoritaria.Il responsabile, con tono dimesso, rispose: %u201cCome non detto. Trattieniti senza problemi con tuo padre%u2026. Penser%u00f2 io al tuo lavoro%u201c. Scusandosi con me si incammin%u00f2. Sorrisi ad Alessandro e con il cuore ricolmo lo salutai dicendogli: %u201cCiao Alex, ci vediamo a casa%u201d. Quel momento che ora tornava alla mia mente era la risposta d%u2019amore di Alex per rincuorarmi e sopire quel fuoco dei sensi di colpa che ti bruciano la vita.
                                
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