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71della mia vita. Dopo settimane di totale apatia stranamente aveva raccolto parte degli indumenti che si erano accumulati per essere stirati e li aveva deposti nella poltrona posta di fianco a quella che era divenuta il mio rifugio. I miei occhi la seguirono con compassione e amore mentre andava a prendere dallo sgabuzzino l%u2019asse ed il ferro da stiro e si posizionava di fianco a me, mettendosi a stirare quei capi ecercando di distrarre la mente dai suoi pensieri opprimenticon le voci del televisore nuovamente acceso dopo settimane di silenzio.Dal suo viso intravedevo la sofferenza del suo esistere. Quel ferro da stiro che tempo addietro scivolava veloce e sbuffante su quei capi profumati di pulito, era divenuto lento e pesante, specchio di una vita trascinata e non pi%u00f9 desiderata. Quel viso tanto amato non reggeva e per attutire lo sforzo inizi%u00f2 a piangere. Una pena profonda riemp%u00ec e strinse il mio cuore al pari del suo e per allentare il dolore inumidii i miei occhi e con voce muta rivolsi una preghiera ad Alessandro: %u201cAlex, hai dato molti messaggi per dimostrare a questo povero uomo che la vita non finisce con la morte, perch%u00e9 non dai un segno di speranza anche a mamma?.A questa accorata richiesta segu%u00ec uno strano formicolio nella mano destra. Inaspettatamente sentiii il bisogno di scrivere, e, presa matita e foglio, rapidamente la mia mano si mosse.La matita segnava rapida quel foglio e si muoveva senza che i miei occhi potessero vedere, affogati da lacrime che una pena profonda dell%u2019anima aveva generato. La mano si ferm%u00f2 ed il tempo trascorso in cui si era mossa mi sembrava un attimo. Mi domandavo cosa fosse rimasto sul foglio.Deposta la matita presi un fazzoletto e asciugati gli occhi lessi: Alla mia accorata domanda nuovamente Alessandro aveva dettato al mio cuore un messaggio d%u2019amore per la mamma.

