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Italo D'Elisa uccide Roberta Smargiassi, Fabio Di Lello uccide Italo D'Elisa. Una tragedia nella tragedia Alcuni commenti e "La vita in diretta" del 3 c.m. permettono, sulla tragedia in oggetto, la diffusione di opinioni che orientano i lettori e gli ascoltatori a non fare una ricostruzione ordinata ed attualizzata dei fatti e a non inquadrare le responsabilità che hanno causato le tragedie.

Pur confermando pienamente che nessuno ha il diritto di uccidere, non si può affrontare un così grave problema partendo dall'atto finale, facendo passare sotto silenzio che la prima causa è legata al comportamento di un giovane, di 22 anni, che ha trasgredito le norme del c.d.s. passando con il rosso (Corriere della Sera del 2/2/2017) e provocando la morte di Roberta Smargiassi, di 34 anni, la cui vita era fortemente legata a quella di Fabio Di Lello: era la sua sposa, sarebbe stata la madre dei suoi figli. Un futuro distrutto da un comportamento ancora oggi sottovalutato e diffuso da La Vita in diretta come un banale incidente, un reato di serie b, una cosa che può capitare, una fatalità. Una interpretazione inattuale, superata dalla legge 41/2016 sull'omicidio stradale, che con l'incremento delle pene sancisce la gravità della colpa, e diffonde un segnale di civiltà: chi uccide trasgredendo volontariamente le norme non può restare impunito, come invece avveniva con l'applicazione riduttiva della normativa precedente ad opera dei magistrati.

Tenuto conto che la civile convivenza è garantita dall'osservanza delle norme, noi dell' AIFVS sosteniamo che la volontaria trasgressione delle norme non raffigura un incidente, ma costituisce un crimine. I familiari delle vittime conoscono il peso delle offese, il senso di solitudine e di impotenza che riecheggia nelle oltraggiose espressioni della giustizia "il morto è morto, diamo aiuto al vivo", e sanno che non sempre si dispone della forza e dell'aiuto necessario per non esserne travolti. L'espressione della Procura di Vasto¬ "Procediamo per omicidio volontario premeditato senza attenuanti" - sganciando il fatto volontario dal contesto umano e dai motivi che lo hanno generato, rende ancora più urgente l'aiuto alla persona e l'impegno delle istituzioni per prevenire la strage stradale. Sono punti fondamentali e tuttavia trascurati nella discussione televisiva, un'occasione mancata per la tv di avviare una riflessione sulle responsabilità delle istituzioni, le cui risposte appaiono inadeguate.

La gravità di questa tragedia nella tragedia porti piuttosto la giustizia a riconoscere la propria colpa storica di un'arrogante gestione al ribasso dell'omicidio stradale, preferendo quasi sempre applicare i minimi di pena anche nei casi di omicidi stradali gravissimi, e a porre invece particolare attenzione al "caso concreto" e all'inenarrabile storia del dolore. La manifestazione "Giustizia per Roberta", a nostro parere, ha il significato di sollecitare i magistrati a non banalizzare il reato ed il danno, come è avvenuto in passato.
Chiediamo alla Rai di porre un'attenzione particolare a certi argomenti trattati nei propri programmi, e di dare vita, come già chiesto, ad una rubrica fissa di informazione formativa, che tratti tutti gli aspetti dell'incidentalità, divulgando anche il Piano del Governo sulla sicurezza stradale.

Attendiamo ancora che il Governo dia priorità assoluta all'obiettivo di prevenire l'incidente stradale responsabilizzando gli enti che gestiscono il territorio, incrementando i controlli, promuovendo a livello nazionale iniziative specifiche di formazione che coinvolgano tutte le scuole; inoltre, in sinergia con le sedi dei familiari delle vittime, assicuri una rete di sostegno a favore di chi è costretto a sopportare la sofferenza di un'offesa irreversibile, perché non cada nella tentazione di farsi giustizia da sé.

Giuseppa Cassaniti Mastrojeni - presidente AIFVS


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